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Nativi digitali recensiscono un vecchio Commodore

Prendi un vecchio, glorioso mini computer degli anni Ottanta, di quelli con pochi Kb di ram e il registratore di musicassette da cui caricare (in svariate decine di interminabili minuti) i classici giochi a otto bit.
Prendi due bambini di oggi, i cosiddetti nativi digitali, che hanno imparato a usare pc e touch screen prima ancora di concludere lo svezzamento.
Il risultato è una recensione estremamente interessante e surreale, realizzata da due “esperti” di videogames inevitabilmente ignari della storia dell’informatica che ha caratterizzato gli ultimi vent’anni.
E la valutazione è, inaspettatamente, positiva: sembra strano, ma proprio i bambini che hanno visto sin dalla culla le animazioni fluide e ad altissima risoluzione dei giochi moderni in 3D non considerano la qualità grafica un parametro di giudizio fondamentale, ma valutano solo il gameplay. Insomma, un gioco o è godibile o non lo è.
Purtroppo temiamo che il loro saggio consiglio di ottimizzare l’ergonomia delle periferiche (i mitici vecchi joystick con le ventose sotto) e di migliorare la velocità di caricamento dei programmi da musicassetta non verrà accolto dalle aziende produttrici.

PS: comunque, per la cronaca, il Commodore non è un 64, ma un 128k. Per i geek più anziani questi particolari sono importanti.