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Lo storytelling animato di Nike per i mondiali 2014

Lo storytelling, altrimenti noto come marketing narrativo, caratterizza la comunicazione contemporanea. L’ultimo spot di Nike per i mondiali 2014 ne è un esempio di grande qualità e bellezza. Proviamo ad analizzarlo in questo post.

Lo scenario:
il calcio, sport meraviglioso caratterizzato dalla sua incertezza, dalla variabile del rischio che rende ogni gesto atletico fallibile ma, per questo
stesso motivo, eccitante.

Il cattivo:
uno scienziato maligno che vuole cancellare la fantasia nel calcio, sostituendo il talento dei campioni con la perfezione di cloni infallibili ma ottusi. Dietro di lui, un’azienda fantomatica, la “Perfect Inc.”, che incarna l’approccio più scientifico e “tecnocratico” allo sport, presentato come nemico della creatività.

L’eroe:
i campioni, talento puro misto a forza atletica, estro ed eleganza. Campioni, sì, ma per una volta non supereroi bensì esseri umani, con paure,
insicurezze, fragilità e piccoli difetti tipici della natura umana, che vive di sfide, di esaltazioni, ma anche di fallimenti.

Il mentore:
Ronaldo Luís Nazário de Lima, meglio noto come Ronaldo, ex campione che (come Eric Cantona degli spot Nike di qualche anno fa) rappresenta il “grande vecchio” del Football, il nume tutelare che assiste dall’esterno alle vicissitudini dello sport più bello del mondo, con l’autorità che gli è data da un passato glorioso e da un’esperienza tanto profonda quanto ancora recente della vita da calciatore.

La sfida:
restituire al calcio la sua bellezza, data dalla fantasia, ma soprattutto dall’emozione che nasce dal rischio. Il rischio insito in ogni gesto atletico,
specialmente nei gesti più arditi e tecnicamente difficili, che i grandi campioni fanno non soltanto perché dotati di talento superiore, ma
soprattutto perché capaci di rischiare il fallimento mettendosi in gioco e spostando ogni volta un po’ più in là i propri limiti.

Lo strumento magico:
il brand Nike, in particolare le scarpette, colorate, vivaci e brillanti, tanto quanto grigie e tutte uguali sono le tenute dei cloni che hanno soppiantato
i veri campioni, umiliandoli.

Lo strumento magico però non è l’artefice unico della riscossa dei campioni, bensì il compagno fedele della loro battaglia, umana,
umanissima, per l’affermazione del piacere del calcio attraverso l’accettazione del rischio e, con esso, della possibilità di non farcela.

La vera forza è quel pizzico di incoscienza, che caratterizza i veri fuoriclasse, l’incoscienza di palleggiare sulla riga della propria porta prima di
liberare l’area da un gol quasi certo che avrebbe significato la sconfitta. Proprio quella stessa incoscienza che, prima dell’avvento dei cloni malefici,
faceva “dribblare” a un giovane Ribery un tram in arrivo, palleggiando allegramente per la strada.

Il messaggio:
rischia, osa, mettiti in gioco. Ovvero: la nuova, ennesima variante del payoff di Nike, quel “Just do it” che è un invito a vivere lo sport (non solo
il calcio) come gioia e come sfida personale nella vita.

Il risultato: un esempio di storytelling emozionante e coinvolgente, aiutato da un’animazione 3D che rende questo spot un vero e proprio film animato, proiettando il fruitore in un’atmosfera epica e fiabesca al tempo stesso.

 

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